Signorina, le faccio una domanda
“Mah, sì, se le dicessi che non voglio figli mentirei. Diciamo che non sono ancora in programma, ecco”
“Lei è fidanzata…? Sposata..?”
Queste domande arrivano sempre, in un colloquio di lavoro. Mi fanno capire tante cose sul mondo del lavoro, persino mi sembra di capire tante cose della cultura del lavoro del nostro paese e della società Italiana.
Dopo un pò di colloqui, ormai ho la risposta pronta e non mi spiazzano più. semplicemente, mi disgustano.
Ho sorriso, ho piantato gli occhi diritto in faccia al mio interlocutore, ho stretto le palpebre come per mettere meglio a fuoco il porro sul suo naso e decisamente ho risposto:
“Convivo”.
“Aah”.
Nel pomeriggio, mentre torno casa in macchina, una pioggia fitta, fitta scende da un cielo carico di nuvole grigie. Il rumore meccanico del tergicristalli singhiozza fuori tempo.
“No, io non vedo più la realtà
né quanta tenerezza ti dà
la mia incoerenza
pensare che vivresti
benissimo anche senza…”
Canto con tutta la voce che ho in corpo, lo canto così forte che quasi non sento più il motore, quasi mi sembra di essere io sul palco, con lunghissimi capelli piastrati e con gli slip a vista.
Guardo nello specchietto e vedo il BMW che mi sta appiccicato e mi accorgo che mentre canto sorrido; sto quasi ridendo, come se fosse davvero su un palco tutta per me, a cantare davanti a tutti i direttori del personale, ai bulli di tutte le scuole, ai tanti che mi hanno sempre guardato dall’alto in basso e commiserata.
Bloccata nel traffico delle sei mi sento forte come il sole di agosto, mi sento dolce come una meringa e viva come una cascata.

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